Un giocattolo offre un primo modo di immaginare come funziona il mondo e come potrebbe funzionare diversamente. In questa parte della mia ricerca del 2024 sull’IA e la cultura visiva esploro giocattoli che potrebbero cambiare risposte, aspetto o storie attraverso il gioco. La domanda non è soltanto quanta intelligenza possa entrare in un oggetto, ma quanto spazio quell’oggetto lasci all’immaginazione di un bambino.

L’IA potrebbe aiutare i designer a esplorare personaggi, motivi e forme attingendo a un repertorio visivo più ampio. Alcuni giocattoli potrebbero cambiare un’immagine sullo schermo o su una superficie di proiezione mentre la storia si sviluppa. I cambiamenti fisici continuerebbero a dipendere da materiali e meccanismi. Una raccolta varia di riferimenti non produrrebbe automaticamente diversità culturale: le scelte dei designer e delle persone rappresentate resterebbero importanti.

La personalizzazione potrebbe partire dalla scelta esplicita di un personaggio, una lingua o un livello di difficoltà da parte del bambino. Un giocattolo potrebbe proporre una sfida diversa quando quella abituale perde interesse. Questo non richiede necessariamente registrazioni continue né la pretesa di sapere che cosa prova un bambino. Genitori e bambini dovrebbero poter comprendere l’interazione, interromperla e giocare senza un account o una conversazione continua con un sistema.

La realtà aumentata potrebbe aggiungere un paesaggio immaginario a una stanza o una storia a un modellino fisico. Un bambino potrebbe muovere un oggetto reale e vedere il suo mondo fantastico reagire. L’IA potrebbe contribuire a variare la risposta, ma realtà aumentata e IA svolgerebbero ruoli differenti. Il risultato avrebbe valore se lo strato digitale arricchisse il gioco fisico, invece di far sembrare incompleto tutto ciò che resta fuori dallo schermo.

L’apprendimento potrebbe nascere dal fare domande, sperimentare un’idea e scoprire un risultato inatteso. Un giocattolo adattivo potrebbe sostenere questo processo, ma il coinvolgimento, da solo, non dimostrerebbe un beneficio educativo o emotivo. Non ogni momento di gioco ha bisogno di una lezione. Un oggetto che si può fraintendere, usare diversamente o inserire in una storia completamente nuova può offrire più libertà di uno che indica sempre il passo successivo.

La produzione su misura potrebbe rendere più semplice esplorare dimensioni, comandi o caratteristiche tattili differenti. Progettazione assistita dall’IA, stampa 3D e altri metodi produttivi potrebbero favorire queste varianti. Lotti più piccoli non significherebbero automaticamente meno scarti o un minore impatto ambientale: conterebbero materiali, durata, riparabilità ed elettronica. Anche la rappresentazione culturale richiederebbe scelte ponderate, senza presumere che un sistema possa garantire rispetto o accuratezza.

Immagino che i giocattoli più interessanti offrano possibilità, anziché prestazioni prestabilite. Potrebbero attingere a un archivio condiviso di cultura visiva, lasciando ai bambini la libertà di inventare i propri significati. Il risultato di un giocattolo non dovrebbe essere diventare il compagno artificiale più convincente, ma dare al gioco più forme senza sottrarre l’iniziativa a chi gioca.