Quando ho pubblicato per la prima volta questo articolo, nell’ottobre 2024, lavoravo nel packaging da oltre venticinque anni e utilizzavo l’IA nei progetti commerciali da circa un anno e mezzo. Aveva cambiato la velocità con cui potevo esplorare un’idea e preparare materiali visivi.
Mi interessava soprattutto la possibilità di sperimentare direzioni che prima avrebbero richiesto troppo tempo, più che la capacità di generare un maggior numero di immagini. I risultati avevano comunque bisogno di revisione, lavoro tecnico e una ragione chiara per esistere.
Leggere la categoria e decidere dove distinguersi
Un brief di packaging comporta spesso una scelta: usare i segnali familiari della categoria oppure creare un contrasto deliberato. Di solito la risposta si trova tra questi due estremi.
Gli strumenti generativi possono far emergere rapidamente combinazioni ricorrenti di colori, composizione e immagini. Li uso per esplorare possibilità visive, non per sostituire la ricerca su prodotti e acquirenti reali. La frequenza di un elemento nelle immagini generate non dimostra che venda o che piaccia al pubblico.
Sviluppare un concept
L’IA facilita il confronto tra più direzioni visive nelle fasi iniziali. È utile quando il brief sta ancora prendendo forma e il gruppo ha bisogno di qualcosa di concreto su cui discutere.
I criteri di selezione contano più del numero di varianti: l’idea esprime il marchio, rende comprensibile il prodotto e propone una differenza significativa? Un’immagine convincente può comunque essere la risposta sbagliata al brief.
L’impaginazione richiede ancora giudizio progettuale
Un concept generato non è un impaginato pronto per la produzione. Testi, gerarchia, informazioni obbligatorie, codici a barre, dimensioni e specifiche di stampa richiedono attenzione consapevole.
Considero l’IA una fonte di materiali e possibilità all’interno di questo processo. Un’immagine attraente non dimostra da sola leggibilità, fattibilità produttiva o prestazioni ambientali.
Costruire sfondi intorno al prodotto reale
Un uso concreto nel mio lavoro è la creazione di sfondi per le immagini di prodotto. Dove prima cercavo nelle librerie fotografiche, oggi posso sviluppare un ambiente adatto alla composizione: grafica street art per un altoparlante, per esempio, o un interno serale tranquillo per una luce notturna.
Combino poi quello sfondo con una fotografia del prodotto reale. La distinzione conta: l’ambiente può essere inventato, ma il prodotto e le affermazioni che lo riguardano devono restare accurati. Luce, scala e prospettiva richiedono comunque un controllo.

Un esperimento stagionale
Per Halloween ho sviluppato con l’IA concept di bottiglie di whiskey e vodka. Ho poi utilizzato le immagini su articoli come adesivi, magliette, custodie per telefoni e borse.
Era un esperimento visivo, non la prova che le bottiglie fossero state ingegnerizzate o prodotte. Mostrava come un’idea potesse passare dal concept di packaging ad altri formati, conservando un carattere riconoscibile.
Verificare il progetto
I mockup visivi aiutano a discutere proporzioni, gerarchia e presenza a scaffale. L’IA può anche aiutare a organizzare i riscontri di una ricerca, purché le risposte di partenza siano reali e l’interpretazione venga verificata.
Né un rendering né un’opinione generata sostituiscono un prototipo fisico o uno studio con il pubblico previsto. Apertura, maneggevolezza, resistenza e leggibilità vanno provate nelle condizioni in cui la confezione sarà utilizzata.
Produzione e dichiarazioni ambientali
Passare alla produzione significa definire materiali, processi di stampa, tolleranze, assemblaggio e costi insieme a chi realizzerà la confezione. L’IA può sostenere parti dell’analisi, ma non garantisce che una proposta sia producibile.
Lo stesso vale per la sostenibilità. Un’affermazione ambientale richiede prove su materiali, produzione, trasporto e smaltimento. Un linguaggio visivo verde, o una valutazione generata dall’IA senza dati affidabili, non costituisce quella prova.
Dare al marchio una voce coerente
Illustrazioni, personaggi e ambienti visivi possono aiutare una confezione a raccontare una storia. Gli strumenti generativi ampliano i materiali disponibili, ma la coerenza nasce dall’art direction: scegliere ciò che appartiene al marchio e scartare il resto.
Per me è questo il valore duraturo dell’IA nel packaging. Mi dà più spazio per esplorare, lasciando intatta la responsabilità essenziale: trasformare un’immagine promettente in un progetto chiaro, veritiero e realizzabile.




