Nel 2013–2014 ho lavorato con Dmitry Lyubimov a una serie di spine e prese ERA. Erano prodotti elettrici quotidiani: oggetti accessibili e funzionali, destinati al mercato di massa.
Non sono oggetti davanti ai quali ci si ferma di solito ad ammirare il design. Eppure li tocchiamo, li guardiamo e ci affidiamo a loro ogni giorno. Proprio questa normalità merita attenzione.
Abbiamo costruito la gamma intorno a un quadrato dagli angoli smussati. Una geometria semplice che dava ai prodotti un carattere comune: compatto, riconoscibile e misurato.

Gli stampi furono commissionati a una fabbrica in Cina. Per ridurre l’investimento iniziale, concordammo che la fabbrica li avrebbe finanziati in cambio del diritto di utilizzare il design per altri clienti.
Mentre preparavamo la gamma per i mercati dell’Unione doganale, la fabbrica vendeva già in Germania prodotti basati sullo stesso progetto.
Quasi dodici anni dopo, in Portogallo, avevo bisogno di una spina di ricambio. Entrando in un negozio, ho riconosciuto una forma familiare sull’espositore. L’ho acquistata. Un prodotto che avevo contribuito a progettare entrava nella mia vita quotidiana, in un altro paese.
Per me è stata una conferma concreta della sua longevità. Lanci e premi segnano momenti precisi; ritrovare un prodotto ancora in uso dopo anni racconta un’altra storia.

Il design industriale diventa spesso anonimo passando attraverso fabbriche, cataloghi, distributori, negozi e case. L’oggetto resta, mentre il legame con chi lo ha creato può affievolirsi.

Quando ingegneria, produzione e forma lavorano insieme, un oggetto quotidiano può restare utile a lungo. Quell’incontro sembrava confermarlo per il nostro.

Dopo la pubblicazione di questo racconto, Matteo Turconi mi ha inviato fotografie di una precedente proposta di spina che aveva sviluppato durante il progetto. Aveva fatto parte del mio gruppo di design e contribuito a molti lavori. Per quanto ne sapeva, quella versione non era entrata in produzione.
Il suo messaggio ha aggiunto un tassello importante alla storia. I prodotti prendono forma attraverso proposte, revisioni e contributi di persone diverse. Ricordare l’oggetto finale significa anche riconoscere il lavoro che lo ha reso possibile.






