La scultura dà a un’idea peso, scala e un posto nel mondo. In questa parte della mia ricerca del 2024 sull’IA e la cultura visiva esploro come gli strumenti futuri potrebbero cambiare il passaggio da una forma immaginata a una presenza materiale. La domanda non riguarda soltanto ciò che potrebbe diventare più facile realizzare, ma anche come potrebbe evolvere il rapporto tra artista, oggetto e osservatore.
L’IA potrebbe diventare uno spazio in cui mettere alla prova le idee prima che si consolidino in una proposta. Un artista potrebbe muoversi tra riferimenti storici, combinazioni inattese e variazioni delle proporzioni. Anziché considerare una forma generata come un’opera finita, potrebbe usarla come qualcosa da interrogare, rifiutare o trasformare. Un’esplorazione più rapida lascerebbe più spazio alle scelte consapevoli.

La modellazione e la simulazione digitali potrebbero aiutare l’artista a valutare scala, materiali e rapporto con il luogo prima della realizzazione. L’IA potrebbe assistere alcune fasi senza sostituire l’incontro fisico con la materia. Un rendering impeccabile non rivela tutto su peso, texture o invecchiamento. Modelli e campioni rimarrebbero strumenti per scoprire ciò che l’immagine lascia fuori.
Gli strumenti robotici e la fabbricazione digitale potrebbero ampliare la gamma di dettagli, texture e dimensioni affrontabili in laboratorio. Alcune operazioni potrebbero diventare più ripetibili, mentre l’artista si concentra sulle decisioni che danno carattere all’opera. Ciò non renderebbe obsoleto il lavoro manuale. Potrebbe creare nuove combinazioni di operazioni programmate, interventi manuali e comportamenti specifici del materiale.

Per le opere nello spazio pubblico, verifiche anticipate potrebbero aiutare artisti e ingegneri a sviluppare insieme forme ambiziose. Vento, carichi, fondazioni e contatto con i visitatori richiederebbero comunque valutazioni competenti. Le analisi assistite dall’IA potrebbero sostenere questo lavoro, non certificare autonomamente la sicurezza. Anche l’economia dei materiali e la durabilità sarebbero obiettivi progettuali da dimostrare, non vantaggi garantiti dalla tecnologia.
La scultura potrebbe inoltre acquisire livelli mutevoli di luce, suono o movimento. Una vista in realtà aumentata potrebbe rivelare un processo, una forma alternativa o una storia senza alterare fisicamente l’oggetto. Queste possibilità potrebbero offrire più modi di avvicinarsi all’opera, anche in lingue diverse. L’incontro dovrebbe restare significativo anche per chi non ha un dispositivo o non desidera interagire.

Nella conservazione, il confronto tra documentazioni successive potrebbe aiutare a individuare cambiamenti e pianificare esami più approfonditi. L’IA potrebbe suggerire ricostruzioni di una parte danneggiata, ma un completamento plausibile rimarrebbe un’ipotesi finché non sostenuto da prove. Spetterebbe ai restauratori decidere quale intervento sia giustificato. Talvolta un’interpretazione digitale potrebbe mostrare una possibilità lasciando intatta la materia originale.
Immagino la scultura come un punto d’incontro tra un oggetto fisico, un patrimonio di conoscenze in crescita e diverse forme di partecipazione. Le storie locali e il dialogo con le comunità potrebbero dare forma a questo incontro, senza ridurre il gusto del pubblico a dati comportamentali. Il futuro non sarebbe necessariamente più spettacolare: potrebbe offrire un rapporto più profondo con le cose che rimangono in un luogo e cambiano nella nostra comprensione.



IA e cultura visiva: 30. Arte pubblica interattiva ↗

