E se un’opera in una piazza potesse cambiare insieme alla vita che la circonda? In questa parte della mia ricerca del 2024 sull’IA e la cultura visiva esploro un’arte pubblica capace di rispondere al luogo e ai suoi visitatori. L’arte interattiva ha una storia precedente all’IA: la novità possibile è una gamma più ampia di interpretazioni e risposte, non l’invenzione della partecipazione.
Un’installazione potrebbe lavorare con la luce, il tempo atmosferico o i flussi di movimento per sviluppare una composizione visiva nel tempo. L’IA potrebbe aiutare a tradurre questi elementi in immagini, suoni o comportamenti meno ripetitivi di una sequenza fissa. Il compito dell’artista sarebbe definire una relazione significativa tra stimolo e risposta, affinché il cambiamento diventi parte dell’opera anziché un effetto aggiunto.

I visitatori potrebbero partecipare attraverso gesti, movimenti o scelte deliberate. Un’azione collettiva potrebbe produrre qualcosa che nessuno riuscirebbe a creare da solo, trasformando un luogo familiare in un’occasione d’incontro. Partecipare non richiede necessariamente di identificare le persone. Né uno stato d’animo dedotto dovrebbe essere considerato una descrizione affidabile della loro interiorità: un’installazione può invitare a esprimersi, invece di pretendere di leggere ciò che si prova.
La città stessa potrebbe offrire il materiale di lavoro. Misurazioni della qualità dell’aria, ritmi dei trasporti o cambiamenti stagionali potrebbero diventare visibili in uno spazio condiviso. Un’opera simile potrebbe rendere più facile notare e discutere un processo astratto. Sarebbe un’interpretazione artistica dei dati, non un ritratto neutrale della città: conterebbero le fonti, le lacune e le scelte alla base della rappresentazione.

Nel tempo, un’opera potrebbe offrire diverse modalità di coinvolgimento, da un’esperienza visiva contemplativa a un dialogo più personale. Un visitatore potrebbe scegliere una lingua o un tema senza dover costruire un profilo permanente. Trovo questa possibilità più interessante di un’opera che segue tutti invisibilmente. La personalizzazione potrebbe essere un invito, mentre l’incontro pubblico rimane condiviso.
Se fossero coinvolti telecamere o dati personali, informazioni chiare, una scelta effettiva e una raccolta limitata dei dati farebbero parte del progetto. Le persone dovrebbero poter attraversare uno spazio pubblico senza essere costrette a partecipare. Anche l’accessibilità darebbe forma all’opera: suono, luce, movimento e interfacce digitali dovrebbero offrire alternative anziché creare nuove barriere.

Un’installazione mutevole avrebbe bisogno di cure anche dopo l’inaugurazione. Manutenzione, consumo energetico, moderazione e una modalità di funzionamento alternativa affidabile influirebbero sulla sua accoglienza nel tempo. Artisti, tecnologi e responsabili del luogo dovrebbero progettarne insieme la vita. Un’opera che può cambiare richiede anche chiarezza su chi possa modificarla e per quali ragioni.
Il futuro che immagino non è semplicemente una città piena di schermi reattivi. È un’arte pubblica capace di ospitare una conversazione continua tra un luogo, le persone che lo abitano e una cultura visiva condivisa. L’IA potrebbe ampliare il vocabolario di questa conversazione. Il suo valore artistico nascerebbe da ciò che l’incontro ci permette di notare, esprimere o vivere insieme.


IA e cultura visiva: 31. Design degli allestimenti ↗

