Che cosa potrebbe cambiare nella cultura visiva se la tecnologia modificasse non soltanto ciò che realizziamo, ma anche il modo in cui percepiamo e abitiamo il nostro corpo? In questa parte della ricerca del 2024 esploro un possibile incontro tra IA, protesi, biotecnologia e arte. Sono scenari con gradi di plausibilità molto diversi, non previsioni di prodotti in arrivo.

Memoria e apprendimento offrono un punto di partenza. Un assistente basato sull’IA potrebbe aiutarci a recuperare informazioni, collegare idee ed esercitare competenze nuove. È diverso dal rendere la memoria infallibile o caricare una lingua nel cervello. Le interfacce neurali invitano a immaginare nuove forme di comunicazione, ma trasmettere un segnale non equivale a trasferire integralmente pensieri, emozioni o esperienze di una persona.

Le tecnologie sensoriali potrebbero cambiare il mondo che sperimentiamo. Un dispositivo indossabile potrebbe tradurre infrarossi o ultrasuoni in immagini, suoni o vibrazioni percepibili. Sarebbe un’interpretazione di informazioni, non un nuovo senso biologico. Anche visione notturna e percezione dei campi magnetici rientrano in questa riflessione: la domanda progettuale è come rendere comprensibile un segnale sconosciuto senza sopraffare chi lo riceve.

Volto che si fonde con forme traslucide fluide · Illustrazione concettuale
Volto che si fonde con forme traslucide fluide · Illustrazione concettuale

Protesi ed esoscheletri suggeriscono una relazione più visibile tra corpo e macchina. L’IA potrebbe adattare il controllo ai movimenti di una persona, mentre i designer esplorano comfort, aspetto ed espressione. Maggiore forza o resistenza dipenderebbero dall’attività, dall’attrezzatura e dall’individuo. Una protesi non deve imitare un arto non modificato per avere valore; chi la indossa dovrebbe poter decidere come appare e che cosa comunica.

Medicina rigenerativa, modifica genetica e biostampa aprono altre domande. L’IA potrebbe assistere la ricerca e il confronto di dati complessi, ma non produrrebbe da sola organi sostitutivi sicuri, resistenza universale alle malattie o una vita più lunga. L’immagine di robot microscopici che riparano il corpo è un potente motivo speculativo. Non dovrebbe sostituire le prove dell’efficacia di un trattamento.

Figura umana con braccia e busto simili a corteccia · Illustrazione concettuale
Figura umana con braccia e busto simili a corteccia · Illustrazione concettuale

All’estremo più lontano di questa ricerca si trovano corpi adattati ad ambienti estremi, o persino capaci di ricavare energia dalla luce solare. Considero la fotosintesi umana e la sopravvivenza agevole nello spazio esperimenti mentali, non programmi di sviluppo ingegneristico. Il loro interesse culturale sta nelle immagini che generano: rappresenteremmo ancora il corpo umano allo stesso modo se cambiasse il suo rapporto con cibo, clima o habitat?

Volto verde con dettagli ornamentali · Illustrazione concettuale
Volto verde con dettagli ornamentali · Illustrazione concettuale

Anche la pelle potrebbe essere immaginata come mezzo di informazione. Superfici flessibili, display indossabili o l’idea, molto più speculativa, di uno schermo sotto la pelle suggeriscono pattern e messaggi mutevoli. È un’estensione della storia di abiti, tatuaggi e ornamenti. Che cosa sceglieremmo in privato e che cosa gli altri si aspetterebbero di vedere? Un indicatore visibile della salute, per esempio, porrebbe domande sul controllo delle informazioni personali.

La bioarte porta l’indagine oltre un corpo potenziato e idealizzato. Tessuti viventi, processi genetici e interazioni con l’ambiente possono diventare soggetti o materiali dell’opera. L’arte transgenica mette in discussione il confine tra natura e intervento. Ma un’immagine affascinante di un sistema vivente non rende innocua la sua trasformazione: cura e responsabilità appartengono alla proposta artistica.

Volto riflettente illuminato in blu e magenta · Illustrazione concettuale
Volto riflettente illuminato in blu e magenta · Illustrazione concettuale

Per me la domanda centrale è chi possa definire il miglioramento. Più autonomia, comfort o libertà espressiva possono contare più di prestazioni spettacolari. Se personalizzare il corpo diventasse più semplice, potremmo accettare una maggiore varietà di corpi oppure imporre uno standard più ristretto di ciò che un corpo dovrebbe essere. Accesso e libertà di rifiutare le modifiche contribuirebbero a determinare l’esito.

Immagino che il design ci aiuti a discutere queste possibilità prima che diventino aspettative ordinarie. Il corpo resterebbe esperienza vissuta, non soltanto una superficie da ottimizzare. L’IA potrebbe ampliare il vocabolario della forma umana; il cambiamento più importante sarebbe il modo in cui lo usiamo per riconoscere differenza, vulnerabilità e capacità di autodeterminazione.