Che cosa cambia quando un museo può offrire a ogni visitatore un percorso diverso nella stessa collezione? In questo quarto saggio della mia serie del 2024 esploro come l’IA potrebbe dare forma all’incontro con l’arte: ciò che notiamo, ciò che impariamo e il modo in cui partecipiamo.
Immaginiamo di scegliere alcuni interessi all’ingresso e ricevere poi suggerimenti sul telefono o attraverso occhiali di realtà aumentata. Un visitatore potrebbe seguire la storia di un materiale; un altro il rapporto tra pittura e cinema. Le opere restano le stesse, ma cambiano i collegamenti. È un possibile progetto di visita, non la descrizione di un servizio già presente in ogni museo.
Una guida potrebbe anche rispondere alle scelte compiute lungo il percorso. Dopo una domanda sull’Impressionismo, potrebbe suggerire una sala collegata o una spiegazione più ampia. Il tempo trascorso davanti a un dipinto è un segnale meno affidabile: soffermarsi non significa necessariamente apprezzare. Un sistema utile permetterebbe di correggere i suggerimenti, scegliere autonomamente il percorso o disattivare la guida.
L’arte interattiva offre un incontro diverso. Un’installazione può cambiare colore, suono o immagine proiettata in risposta al movimento o alla voce. L’IA può ampliare la gamma delle risposte, anche se l’interazione in sé non la richiede. La reazione del sistema non dimostra nemmeno che comprenda i sentimenti di una persona. L’esperienza artistica nasce dalla relazione progettata tra opera e pubblico.
La personalizzazione pone anche una questione di accesso. Descrizioni, didascalie, traduzioni e livelli di dettaglio regolabili possono aiutare più persone ad avvicinarsi a un’opera. Le interpretazioni tattili richiedono una progettazione e una produzione fisica specifiche; un algoritmo non può fornirle soltanto descrivendo un’immagine. Queste esperienze dovrebbero essere sviluppate e provate con le persone che le useranno.
Esiste un limite a quanto un museo dovrebbe seguire le nostre preferenze. Se ogni consiglio conferma ciò che già ci piace, perdiamo l’occasione di incontrare qualcosa di sconosciuto. Il giudizio curatoriale conta proprio perché può introdurre un’opera difficile, un collegamento inatteso o una prospettiva che non avremmo cercato da soli.
La stessa cura vale per i dati personali. I visitatori dovrebbero sapere che cosa viene raccolto e perché, e poter esplorare senza costruire un profilo comportamentale. Scelte chiare e un percorso senza assistenza digitale fanno parte dell’esperienza, non sono ostacoli.
Mi interessa un museo che offra più vie di accesso all’arte senza decidere in anticipo chi sia il visitatore. L’IA potrebbe contribuire a creare queste aperture. Il suo valore starebbe nella qualità dell’attenzione e della scoperta che sostiene, anziché nella precisione con cui prevede il prossimo elemento su cui potremmo cliccare.


IA e cultura visiva: 5. Mettere in relazione le mostre e il loro pubblico ↗

